Il progetto nasce nel 2024, inizialmente come attività sperimentale di ricerca e sviluppo, a supporto di una serie di incarichi di restauro sul patrimonio che Open Building sta portando avanti in diversi siti storico archeologici in particolare a Roma e a Verona. Il prestigio delle opere di varie epoche, paleocristiana, romana e barocca, ci ha spinto a riflettere sullo scarso contributo di innovazione che viene destinato alle iniziative sul patrimonio, considerate spesso marginali nel processo di transizione informativa che sta vivendo la nostra disciplina nel più ampio contesto delle nuove costruzioni. Come possiamo infatti pensare in digitale attraverso gli strumenti parametrici di cui disponiamo manufatti così distanti dalla nostra idea di architettura, che non sono nemmeno edifici nel senso moderno o, in ogni caso, che non lo sono più? Eppure, nonostante la zona d’ombra tecnologica in cui ci convinciamo di doverli relegare perché troppo diversi, irrazionali o complessi, l’unico modo per dare un futuro al nostro passato è restituirgli una voce digitale che parli il linguaggio del presente.
La letteratura hBIM propone — ed è significativo — casi studio per lo più relativi al nostro recente passato, riprodotti in digitale attraverso un immane sforzo collettivo di modellazione parametrica da nuvole di punti, scontrandosi con l’evidente inadeguatezza degli strumenti disponibili e accettando peraltro un grado di approssimazione sempre più riduttivo, mano a mano che ci allontaniamo indietro nel tempo. Eppure, un modo altro — forse migliore — di pensare la realtà per modelli esiste da decenni anche se, almeno apparentemente, in una forma molto distante dalla nostra disciplina. Nell’ambito del rilievo, in questo senso, già si utilizza la fotogrammetria per acquisire nuvole e ortomosaici, trascurando però la produzione di mesh texturizzate, il contributo più significativo che queste tecnologie hanno da offrire. La domanda diventa quindi: è possibile sviluppare modelli informativi a partire da scansioni fotogrammetriche, evitando del tutto le canoniche ed estenuanti procedure di ricalco per strumenti parametrici? Il processo che abbiamo elaborato permette di immaginare un approccio nuovo per la fotogrammetria informativa, ibridando insieme tecnologie BIM e CGI in un unico ambiente digitale, con iter e risultati così diversi dallo standard da meritare, forse, l’appellativo distinto di archaeological BIM, o, appunto, aBIM.